LA RIPRESA DELLA CATENA DI APPROVVIGIONAMENTO POST-CORONAVIRUS
Testo
Martedì, 4 Agosto, 2020
il viaggio verso la nuova normalità con il professor Richard Wilding

All'inizio del 2020, con poco preavviso, il COVID-19 ha iniziato a diffondersi, sconvolgendo la nostra normalità. Già durante la fase iniziale della pandemia, è stato evidente il significativo impatto che avrebbe avuto anche sulle catene di approvvigionamento ed il ruolo cruciale che queste ultime avrebbero ricoperto. Molti, se non tutti, i settori sono stati colpiti, in modi e tempi diversi, e questo ha avuto ripercussioni dirette sulla velocità della ripresa. Dopo il coronavirus, è inevitabile che le catene di approvvigionamento subiscano delle trasformazioni: sono state troppe le interruzioni subite, troppe le difficoltà incontrate, troppe le dure lezioni da imparare.

 

Insieme a Richard Wilding, professore di Supply Chain Strategy alla Cranfield University nel Regno Unito, abbiamo pubblicato un White Paper, che prevede i possibili cambiamenti nelle catene di approvvigionamento a seguito del COVID-19. Analizzando l'impatto della pandemia sui principali drivers della filiera, il documento fornisce diverse strategie e azioni utili per costruire la catena di approvvigionamento del futuro.

 

Nel documento raccontiamo il nostro punto di vista su come le imprese potrebbero affrontare il passaggio dalla crisi attuale alla “nuova normalità”, utilizzando le proprie sofisticate catene di approvvigionamento come punto di partenza per future ottimizzazioni.

 

Tre i punti cardine dell’analisi:

  • I leader delle catene di approvvigionamento stanno passando da un'era in cui gli acquisti dipendevano dai prezzi a un’era in cui dipendono dalla propria capacità di adattarsi.

  • I cambiamenti nel comportamento dei consumatori richiedono adeguamenti del flusso di trasporto e della rete di magazzini;

  • Nuove modalità di lavoro sconvolgeranno i processi consolidati, dando nuovo slancio alle iniziative di digitalizzazione e automazione.

 

 

"Con l'allentamento delle restrizioni e lo sblocco dell'economia in molte regioni del mondo, è giunto il momento di fare un primo riepilogo retrospettivo sulla capacità di adattarsi delle catene di fornitura nel mondo", afferma Katja Busch, Chief Commercial Officer e Responsabile Customer Solutions & Innovation di DHL. "Per noi, in qualità di esperti di logistica, è importante analizzare le sfide e le esperienze dei settori industriali durante questa crisi e immaginare come potranno adattarsi le catene di approvvigionamento in futuro, in modo da poter consigliare al meglio i nostri clienti. In qualità di leader mondiali nella logistica, abbiamo le conoscenze e le competenze per valutare accuratamente la situazione".

 

Guardando al futuro, è logico pensare che le industrie e le catene di distribuzione dell’era post-coronavirus non saranno più le stesse di prima. Anche se oggi possiamo vedere solo i contorni dell'esatta formazione di quella che sarà la nuova normalità, le industrie non entreranno immediatamente nella fase post-pandemica e non torneranno a fare affari nelle stesse modalità. Con gli scienziati attivi nella ricerca di un vaccino contro il virus e molte aziende ancora impegnate nella gestione della crisi, la normalità è ancora un obiettivo lontano. Nel frattempo, una fase provvisoria – la pre-new normal - colmerà il divario tra il periodo di lockdown e la nuova quotidianità a cui ci interfacceremo. Seppur alcune industrie siano state colpite più duramente di altre, e necessiteranno di una più lenta ripresa, le implicazioni per le imprese, le catene di approvvigionamento e i rispettivi leader possono essere suddivise in quattro categorie: problemi di adattabilità, problemi legati alla domanda, problemi legati ai trasporti e ai magazzini e problemi legati al luogo di lavoro.

 

"Le fotografie e le immagini apparse in TV erano forti. Molto prima che i Paesi dichiarassero l’ufficialità del lockdown, gli scaffali dei supermercati venivano presi d’assalto. […] La reazione di fabbriche e impianti distributivi alle estreme fluttuazioni della domanda è arrivata in ritardo. Alla fine, il timore di un'interruzione della catena di approvvigionamento indotta dal lockdown non era più il fattore scatenante. La gente si faceva prendere dal panico perché altre persone si facevano prendere dal panico", spiega Richard Wilding, professore di strategia della Supply Chain Strategy alla Cranfield University. "Come in ogni crisi, i punti di forza del sistema, ma anche le debolezze, diventano visibili. Per migliorare, è importante imparare da queste situazioni di emergenza. Durante la “nuova normalità”, se la vostra catena di approvvigionamento è la stessa di quella che avevate prima del coronavirus, probabilmente state facendo qualcosa di sbagliato".

 

In un mondo pre-new normal, le catene di approvvigionamento saranno rimodellate per essere più flessibili. Ad esempio, il fatto che sia le sedi di produzione che i magazzini siano stati ugualmente colpiti da blocchi regionali e da normative diverse, in futuro si tradurrà in una maggiore distribuzione della produzione, stoccaggio, doppio approvvigionamento, trasferimento di attività e esternalizzazione di processi in Paesi vicini. Invece di concentrarsi esclusivamente sui fornitori di livello 1, i leader della catena di fornitura dovranno esaminare più da vicino anche i fornitori di livello 2 e 3 per verificare se sono in grado di tenere il passo con il flusso delle merci. Inoltre, la domanda sarà più volatile e i gusti dei consumatori potrebbero fluttuare in modo irregolare, aumentando la necessità di flussi di trasporto e di reti di magazzino flessibili e alternativi. Mentre lo shopping online sarà più diffuso e le vendite dirette ai consumatori aumenteranno, altri canali di vendita al dettaglio e altri settori subiranno forti cambiamenti. Questi sono solo alcuni degli aspetti che influenzano le moderne catene di fornitura.

 

Infine, la configurazione post-coronavirus dei luoghi di lavoro, al fine di soddisfare le linee guida in materia di distanziamento sociale e di igiene sanitaria, influenzerà anche gli iter di lavoro sia nei magazzini che negli uffici. Per il lavoro da remoto, i sistemi informativi dovranno essere solidi e in grado di supportare una forza lavoro distribuita, fornendo l'accesso a dati e sistemi appropriati. L’organizzazione dei magazzini dovrà essere adattata ai nuovi standard, come i sensi unici, una migliore distribuzione delle picking faces o aree di imballaggio che consentano di rispettare il distanziamento sociale. Proprio come la flessibilità diventerà un obiettivo sempre più importante, il lavoro da remoto sconvolgerà i processi consolidati, fornendo un nuovo impulso alle iniziative di digitalizzazione e automazione.

 

Per leggere il White Paper completo, clicca qui:

http://www.dhl.com/covid-paper-2020